Anno 1999, mobilitazione del primo contingente di Vigili del Fuoco per la missione in Albania. Un giorno d'attesa , ma ora si parte davvero. Bari, con il suo porto e le sue navi, accolgono la prima colonna di vigili del fuoco. E' il grande caos per l'imbarco poi, alla fine, si parte destinazione Durazzo. Lasciate in Italia le cose care si attracca a Durazzo, porto dell' albania, si capisce subito che questo e' un altro mondo. lo sbarco avviene tra mille difficolta' , percorrendo strade che nulla hanno di paragonabile alle nostre si raggiungono i campi profughi assegnati. Non descrivo il luogo dove per notti abbiamo dormito, ma tanta stanchezza che avremmo dormito ovunque. Si lascia Durazzo per raggiungere Kavaje dove siamo destinati. Le strade sono impercorribili e sembra di viaggiare sul greto di un fiume o forse peggio. Al nostro passaggio frotte di bambini albanesi ci rincorrono aggrappandosi agli sportelli gridando vittoria e " Italiano cioccolata" per un attimo ho pensato allo sbarco del 45 dove al nostro posto c'erano gli Americani ed i bambini italiani chiedevano a loro gomme e cioccolato. La realta' del percorso ci imponeva di stare attenti alla scelta della buca meno profonda onde evitare d' impantanarci. Chi si aspettava come me di ammirare monumenti o palazzi rimane deluso. Le case basse e mal costruite, il disordine piu' completo sono l'immagine della citta' e delle persone che percorrono le strade su auto senza targa, scassate, senza un senso logico di percorso camminano tutti alla ricerca della buca meno profonda alzando un polverone che rende ancora piu' grigia questa citta' grigia. La tendopoli situata su una grande spiaggia ci fa capire quanto sia grande l'esodo dei Kosovari verso l' Albania. Ettari coperti da una citta' di tende, un andirivieni di volonatri, polizia e profughi. Grazie al continuo afflusso di acqua garantito dai scarrabili dei vigili del fuoco, la tendopoli e' diventata un immenso stenditoio e le tende pulite ed ordinate tendono a farle apparire come una casa accettabile. Pochi sono i giovani presenti specialmente di sesso maschile, ma le persone di ogni eta' si prestano a fare con noi qualsiasi tipo di lavoro: per loro e' vitale rendersi utili per migliorare la situazione cercando di alleviare l'immenso carico di lavoro al quale sono sottoposti i volontari. I giorni passano ed il campo si riempe di nuovi ospiti, che in breve tornano assieme agli altri a sorridere alla vita anche se nei loro cuori c'e' la morte... ma anche l'auspicio del ritorno. Sommersi dai disegni dei bambini che vogliono raccontarci la loro storia disegnando l' Italia, La NATO e l' Uck come loro salvatori. E' grande l'emozione nel guardare cio' che ci disegnano, immagini di distruzione e di violenza, ma in ogni foglio appare un segno di speranza, attraverso tanta distruzione una colomba o un fiore spunta tra le bombe ed i carri armati. Dopo tanto tempo trascorso li’. il giorno della partenza si avvicina, diventa difficile lasciare queste persone. Ora capiamo i loro drammi celati con tanta dignita' e pudore, comprendiamo di essere stati importanti per loro perche' iniziativa di sopravvivenza. Il nostro lavoro ha raggiunto lo scopo prefissato dando loro la possibilita' di credere in un domani migliore, nello stesso tempo ha permesso a noi di riflettere sulla nostra vita, dando un senso importante a questa missione e la certezza, ad ognuno di noi, che l'averlo fatto e' stata la cosa giusta. Partendo a missione terminata, abbracci, baci e tanti occhi lucidi segnano tutti, ma i nostri occhi scrutano i volti di questi kosovari che probabilmente non rivredremo piu', ora che li sentiamo nostri fratelli.

 

L'approviggionamento dell'acqua nei campi profughi, da parte dei Vigili del Fuoco, fu di vitale importanza, non esistendo un impianto idrico o condotte .

I nostri Gruppi Movimento Terra hanno preparato preventivamente terreni sconnessi per ospitare campi profughi con migliaia di Kossovari.

I bambini, a centinaia, forse cresciuti troppo in fretta, con il loro segno di vittoria.

Il Centro Operativo ed i nostri colleghi Vigili del Fuoco Albanesi

LA STORIA DI UN PONTE

Il campo profughi di Kavaje, assegnato ai Vigili del Fuoco, era costeggiato da un fiume e da un unico ponte per attraversarlo. Ogni giorno il ponte doveva sostenere centinaia di passaggi di autobotti e pesanti mezzi movimento terra. Una notte, dopo tre giorni di incessanti piogge, il fiume in piena ha spazzato via il ponte e con lui l'unico modo di far arrivare i rifornimenti al campo profughi. Sarebbero occorsi giorni e giorni di lavori per ricostruirlo, nel frattempo i rifornimenti d'acqua dovevano avvenire con centinaia di metri di manichette e motopompe. Ma ecco che il grande gruppo movimento terra dei vigili del fuoco di Catania ha una pazza idea che solo i pompieri possono attuare. Alcune carcasse di auto nel letto del fiume per permettere all'acqua di continuare a defluire e sopra strati di pietre, lamiere e sabbia. Una chicca ingegneristica che solo ed unicamente i pompieri sanno fare. In un giorno di lavoro hanno permesso alle autobotti ed ai camion di rifornimenti, l'attraversamento del fiume su un solido e pazzo ponte sino alla ricostruzione di quello in cemento.

 

 

Queste immagini sono un scorcio del lavoro fatto dai Vigili del Fuoco Italiani nelle basi operative dell'Albania. I commenti hanno poco valore quando le immagini sono così eloquenti. Il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco benché presente con un esiguo gruppo di uomini e mezzi ha dato come sempre prova della passione verso un lavoro che spinge ognuno di noi ad aiutare il prossimo con maggiore spinta. La professionalità dimostrata dai colleghi in Albania va come sempre oltre le parole di rito e le frasi ufficiali.... un lavoro silenzioso e dignitoso senza grossi proclami, lontani da telecamere e cronisti rispettando il costume dei "Pompieri Italiani".

 

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